Nonostante ci sia stato un aumento di consapevolezza per quanto riguarda la condizione della donna nel mondo del lavoro, le statistiche non permettono ancora previsioni ottimistiche. La disoccupazione femminile resta alta e le difficoltà incontrate dalle donne negli ambienti lavorativi sono diverse, dalla maternità al raggiungimento di posizioni di leadership.

Le donne nel mondo del lavoro italiano

Quatto donne a una riunione di lavoro

Nonostante nel corso dell’estate 2022 si sia registrato un lieve calo dell’occupazione, con un tasso di disoccupazione che ad agosto toccava il 7.8%, il trend è in miglioramento rispetto al 2021: gli occupati sono aumentati di circa 400 mila unità. Eppure, le donne occupate rappresentano solo il 42% della forza lavoro e meno di una donna su due ha un impiego.

ll tasso di occupazione femminile, già nel 2021, era al 49.4%, il valore più basso dal 2013, inferiore di 14 punti alla media europea e di 18 punti a quello maschile. Se analizziamo la situazione, notiamo che il tasso di occupazione femminile scende ancora di più tra le donne giovani (33.5%) e le donne che vivono nel Sud Italia (32.5%).

Ma non si tratta solo di svantaggi in termini di difficoltà a trovare un posto di lavoro. Anche le donne lavoratrici devono scontrarsi con diverse problematiche: il 61% delle donne ha dovuto accettare un part-time forzato e solo un terzo è riuscito ad ottenere un contratto a tempo indeterminato.

Uno studio Mckinsey ha però evidenziato che se tutti i paesi si comportassero come i migliori con riferimento alla parità di genere (UK, Giappone e Germania), il PIL mondiale crescerebbe di 12 trilioni di USD in 10 anni e, nel caso di piena parità di genere, di ben 28 trilioni.

Una cultura aziendale che si basa sulla parità di genere

La cultura aziendale di Procter & Gamble presta molta attenzione alla tematica della parità di genere. L’azienda organizza diversi corsi incentrati proprio su questo, come M.A.R.C. (Man Advocating a Real Change), ma anche incontri come Moms@Work o Dads@Work, che affrontano la tematica della genitorialità legata al mondo del lavoro, oppure programmi come Lean In o Lead Her, che hanno l’obiettivo di stimolare la crescita della leadership femminile e l’abbattimento dei pregiudizi.

Inoltre, P&G compie svariate azioni di sensibilizzazione anche al di fuori delle mura aziendali. Un esempio è il programma Inspiring Girls, nato da una collaborazione con Valore D, che porta nelle scuole testimonianze di donne manager con l’intento, attraverso storie personali e professionali, di stimolare conversazioni su diversità e futuro e di ispirare le più giovani.

4weeks4inclusion, l’evento sull’inclusione a cui ha partecipato anche P&G

Per il secondo anno consecutivo, Procter&Gamble Italia ha partecipato alla 4Weeks4Inclusion, evento in cui per 4 settimane oltre 280 aziende si passano il testimone alternandosi con eventi digitali dedicati ai temi della Diversità e dell’Inclusione, aperti a tutti dipendenti delle aziende aderenti. Lo scorso 30 novembre il team Equality&Inclusion di P&G Italia ha tenuto un evento dedicato alla parità di genere dal titolo “GENhERE at P&G”, una condivisione di casi ed esempi concreti ponendo l’attenzione su ogni sfumatura della diversità e in particolare sulla strategia di Gender Equality di P&G.

Madri lavoratrici e congedi parentali: la situazione in Italia

Le donne che più subiscono una penalizzazione nel mondo del lavoro sono le mamme. Infatti, la disparità tra uomini e donne si accentua nel momento in cui subentrano dei figli. Nel 2020 in Europa sono state occupate in media il 73.2% delle donne tra 20 e 49 anni contro l’83.9% degli uomini della stessa età. In assenza di figli, il divario si riduce: le donne europee che lavorano sono il 76.2%, gli uomini il 79.1%. Viceversa, le donne occupate che hanno figli scendono al 71.2% mentre il tasso di occupazione per gli uomini con figli sale all’89.1%.

Se quindi in assenza di figli il gap uomo-donna è di 3 punti, per coloro che hanno figli il gap passa a 18 punti. In Italia questa situazione si aggrava: il divario di tasso di occupazione uomo-donna tra coloro che hanno figli arriva addirittura a 28 punti.

Nel 2020, inoltre, circa 8 madri su 10 hanno fatto richiesta per i congedi parentali, contro un ben più modesto 2 su 10 dei padri. Questo, naturalmente, ha numerose implicazioni negative: ostacola la possibilità che le donne lavorino se diventano madri e che i padri possano godersi più a lungo la famiglia; ma condanna anche l’Italia a un basso livello di occupazione, a un mercato del lavoro più fragile e a una riduzione delle nascite.

Share the Care: la policy P&G per i congedi parentali

Un padre porta sulle spalle sua figlia

In P&G, ormai da 4 anni, i neo papà possono usufruire di un permesso di 8 settimane retribuito dall’Azienda per prendersi cura dei propri bambini. Questo congedo viene concesso in contemporanea con quello parentale previsto dall’INPS e prevede un’integrazione della retribuzione da parte di P&G del 100%. Dal 2019 sono oltre 80 gli uomini che hanno usufruito di questa possibilità.

Inoltre, quando una donna va in maternità, prima dell'inizio del congedo viene discusso con lei quale possa essere il ruolo più adatto al momento del suo rientro; spesso è lo stesso occupato fino a quel momento, ma il dialogo serve per evidenziare un’apertura nei confronti delle nuove esigenze di vita.

Un ulteriore strumento nelle mani dei genitori lavoratori sono le pratiche di “conciliazione vita-lavoro”. Ad esempio, P&G offre strumenti di flessibilità fruibili in modo personalizzato in base alle specifiche esigenze individuali, come ad esempio smart working, location free, part-time orizzontale o verticale, periodi sabbatici.

Imprese femminili e donne in ruoli dirigenziali

Anche le imprese femminili, dopo il boom del 2014, sono in calo a seguito della pandemia di Covid-19. Come dimostra il Bilancio di genere 2021, nel 2020 le imprese femminili rappresentano il 21.9% del totale, circa 4 mila unità in meno rispetto all’anno precedente. Inoltre, se le confrontiamo con quelle maschili, sono di dimensioni più piccole, per lo più localizzate nel Mezzogiorno e molto più giovani.

Allo stesso modo anche la percentuale di donne in ruoli dirigenziali resta bassa: la media nei consigli di amministrazione delle società quotate è del 38.8%.

P&G a sostegno delle imprese femminili e delle donne leader

Nel 2020, nel corso del Generation Equality forum di Parigi, P&G ha riaffermato l’impegno a spendere 10 miliardi di dollari entro il 2025 per sostenere imprese a conduzione femminile o gestite da donne.

Nel 2020 con il programma Women Entrepreneurs4Good, realizzato in partnership con il Women’s Forum for Economy & Society e la Business School HEC di Parigi, P&G ha offerto a start-up a conduzione femminile, che operano nell’ambito della sostenibilità ambientale, la possibilità di usufruire di sei mesi di coaching specializzato per far crescere il proprio business.

Inoltre, in Italia, con il programma Future Female Leaders, P&G realizza eventi dedicati alle studentesse per sensibilizzare sulle opportunità che l’azienda offre in alcune divisioni, come quella Commerciale o di Information Technology, comunemente associate al genere maschile. All’interno di questo programma le ragazze possono interagire con donne leader e conoscere la realtà di P&G, allargando così i propri interessi e orizzonti.

Correlato a questo programma è l’impegno di P&G all’interno delle facoltà STEM. L’azienda, come molte altre, ha bisogno di donne che intraprendano una carriera STEM. Ad esempio, da qualche anno, la direzione degli stabilimenti di produzione P&G di Gattatico e Pomezia è tutta al femminile.

Siamo convinti che le aziende che vogliono essere leader in futuro, debbano prendere posizione sui temi più rilevanti per la società e usare la loro voce e quella dei loro marchi per creare un mondo equo e libero da stereotipi e pregiudizi

ha detto il General Manager di P&G a un evento sull’inclusione in azienda.