Gli orti urbani sono zone verdi di dimensione variabile di proprietà dell’Amministrazione Comunale, ma date in affitto ad associazioni, gruppi oppure individui perché questi vi coltivino fiori, frutta oppure ortaggi. Solitamente, i beneficiari non sono coltivatori professionisti e ricevono indicazioni precise su come impiegare il terreno loro affidato.

Spesso questi spazi verdi si trovano in periferia, in zone a rischio speculazione edilizia fra la città e la campagna, e si tratta di terreni abbandonati o inutilizzati che vengono riqualificati affinché siano utili alla città.

Un gruppo di persone cammina nella campagna tra alberi tra frutta

A cosa servono gli orti urbani?

Gli orti urbani arrecano numerosi benefici alla città e ai cittadini:

  • Pongono un freno all’abusivismo edilizio, alla speculazione e all’inquinamento ambientale, spesso in zone che altrimenti sarebbero degradate, abbandonate o a rischio;
  • Migliorano il microclima dei contesti cittadini, andando a supporto di altre azioni di preservazione e cura dell’ambiente;
  • Promuovono la sperimentazione di metodi di coltivazione sostenibili e la salvaguardia di speci vegetali a rischio o molto richieste;
  • Combattono lo spreco di cibo e incentivano l’economia solidale;
  • Supportano il consumo di prodotti a km zero dal momento che i frutti dati dagli orti urbani sono pensati per la vendita a prezzo ridotto ai consumatori locali;
  • Favoriscono l’aggregazione sociale spingendo i cittadini a riunirsi in gruppi o a prendere parte ad associazioni per poter lavorare a progetti simili;
  • Promuovono attività di educazione ambientale e una cultura incentrata sull’importanza del verde, dell’ambiente e dei prodotti locali.

Come e quando nascono?

I primi orti urbani nascono nel 1800 in Germania con il nome di Kleingarten e sono spazi dedicati unicamente ai bambini. Verso la fine dello stesso secolo l’idea inizia a prendere piede e nascono i Jardin Ovrieurs, progettati da Monsignor Jules Lemire come fonte di risorse economiche e alimentari e mezzo per arricchire il rapporto con la propria famiglia.

In Italia, invece, arrivano durante la Seconda Guerra Mondiale quando fu lanciata la campagna “__Orticelli di guerra__”: il verde pubblico venne messo a disposizione della popolazione affinché coltivasse verdure e legumi con l’obiettivo di sfruttare ogni lembo di terra a disposizione. Dopo questa esperienza, non vi sono stati altri progetti di orti urbani fino ad oggi.

Due lavoratori si abbracciano in uno dei frutteti solidali di P&G

Gli orti urbani in Italia

In Italia, nel 2011, era possibile assistere e partecipare a iniziative di questo tipo solamente nelle grandi città, ma a partire dal 2013 questi progetti hanno iniziato a diffondersi. Oggi, gli spazi messi a disposizione continuano ad aumentare: negli ultimi 5 anni si è registrata una crescita del 18%, con 2,1 milioni di metri quadri urbani occupati, secondo i dati Istat. Il 44% degli italiani, secondo Coldiretti, coltiva un orto.

Le regioni più virtuose da questo punto di vista sono l’Emilia Romagna, la Lombardia, la Toscana il Veneto e il Piemonte. A incentivare questa tendenza è stata sicuramente anche la pandemia di Covid-19, durante la quale si è registrato un picco di coltivatori volontari che dell’orto facevano un progetto utile sia materialmente sia psicologicamente.

Esistono diversi progetti sul suolo nazionale di questo tipo; per esempio AzzeroCO2, società di consulenza per aziende, realizza numerose iniziative per promuovere la sostenibilità, le fonti rinnovabili e la responsabilità sociale d’impresa. Fra queste iniziative vi è anche la creazione di ortofrutteti solidali, che nascono con la collaborazione di aziende, associazioni di volontariato e cooperative sociali. Questi progetti hanno 4 importanti risvolti:

  • Le aziende riescono a promuovere concretamente sul territorio il loro impegno in un’ottica di sostenibilità;
  • Arricchiscono la biodiversità, recuperando e facendo fruttare terreni altrimenti dismessi o abbandonati;
  • Permettono l’inclusione sociale di categorie svantaggiate come migranti, persone con disabilità o vittime di violenza;
  • Creando spazi verdi, riducono le emissioni di CO2 grazie al processo di fotosintesi delle piante.

P&G e il frutteto solidale

P&G ha avviato da tempo un’importante partnership con AzzeroCO2: insieme hanno già realizzato 3 frutteti solidali a Modica, Catania e Roma, e ne saranno creati altri 19, con l’obiettivo di ospitarne uno in ogni regione d’Italia. Si tratta di progetti che sostengono la biodiversità e al contempo favoriscono l’inclusione sociale: infatti, questi orti solidali sono gestiti da comunità che coinvolgono nei progetti individui con difficoltà di inclusione sociale come persone con disabilità, bisognose o donne vittime di violenza. I prodotti derivati da queste aree coltivate vengono venduti e i ricavi vanno alla comunità, che li utilizza per aiutare i suoi membri a prosperare, fornendo più lavoro per garantire loro indipendenza e dignità.

Parallelamente ai frutteti solidali, sempre insieme ad AzzeroCO2, P&G partecipa anche a progetti di riqualificazione delle aree urbane mettendo a dimora nuovi alberi e cercando di contribuire al rinverdire di queste zone, per creare spazi ricreativi per i cittadini.